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Narcisisti perversi - Manipolatori - Vampiri psico-affettivi

La sindrome di Stoccolma - Comportamento adattivo all'abuso narcisistico

Quando una persona si trova in una situazione in cui la sua vita è in pericolo e non ha alcuna difesa di fronte all'individuo che detiene il potere di vita o di morte su di lei, finisce per identificarsi con lui per garantirsi la sopravvivenza emotiva.
I meccanismi di difesa che entrano in gioco sono : la “regressione” e “l’identificazione con l’aggressore”.
La prima è una reazione infantile che porta la vittima a ricercare nel carnefice cura e protezione. Mentre “l’identificazione con l’aggressore” porta la vittima a distorcere l’immagine del persecutore, poiché pensa che avvicinandosi sentimentalmente e ideologicamente a lui non dovrà più averne paura.
In questo caso, la vittima si mette in un certo senso a vedere il mondo con gli occhi del suo aggressore, allo scopo di dominare il pericolo sviluppando la Sindrome di Stoccolma (sostenngono, difendono e amano l'abusante nonostante la violenza che subisce).
Si tratta di un processo complicato che aiuta a tollerare l'abuso narcisistico a cui la vittima viene sottoposta.
In tale modalità di sopravvivenza, la vittima inizia a vedere il mondo dal punto di vista del narcisista, e comincia a concentrarsi sulle sue esigenze (e non sulle proprie) acquista un po 'di sicurezza e la dissociazione diventa un amico confortante.
Incapace di fuggire o lottare, la vittima viene immobilizzata.
È interessante notare come questo meccanismo corrisponde ad animali sotto minaccia di morte da parte di un predatore.
L'animale si finge morto e normalmente il predatore perde interesse per la sua preda dal momento che non tende a scappare per la paura.
Nello stesso modo la vittima del narcisista è grata per le piccole misericordie dall'aggressore, che percepisce come un pericolo scampato (per ora almeno) e per un po' è possibile rilassarsi dallo stato di alta tensione e di ansia.
In debito con il benefattore si convince che il narcisista è davvero un "bravo ragazzo" e si stabilisce un transfert,costruisce la fantasia della fusione/simbiosi.
Si presume, cioè, che un tale atteggiamento “remissivo” possa garantire la continuazione di quel rapporto che, alle condizioni date, lega “vittima e carnefice” allo stesso destino.
Di conseguenza, una reazione comportamentale e attitudinale molto profonda si verifica all'interno della vittima la quale si sente "graziata" e quindi amata dal narcisista.
La vittima ha anche la tendenza ad adottare un "atteggiamento pleaser" che ogni terapeuta può facilmente rilevare.
Questo comportamento è un'altra strategia che nasce dalla necessità di "tenerlo al sicuro" e attraverso questa posizione la vittima raggiunge uno stato in cui tende a rispettare le richieste del narcisista, a dargli ciò di cui ha bisogno.
Questa condizione psicologica rende difficile, se non impossibile, per le vittime di impegnarsi in comportamenti che facilitano il distacco da chi abusa, ammettendo la sua cattiva condotta o lasciandolo.
La combinazione tra Sindrome di Stoccolma e dissonanza cognitiva induce inoltre nella vittima la ferma convinzione che non solo la relazione è accettabile (sindrome di adattamento) ma che ne abbia un disperato bisogno per la propria sopravvivenza.
La lunga frequentazione fra due soggetti fra loro evidentemente antitetici, alla fine rischia di produrre quella identificazione fra "vittima e carnefice" che cancella ogni differenza di stato e rende perfettamente accettabile una condizione di subordinazione totale ed acritica che, in una condizione di normalità, verrebbe respinta. In altre parole, si consolida ed accetta, quando si è affetti da tale “sindrome”, un sistema di relazioni interpersonali improntate alla negazione delle libertà (ed espressività) dell’individuo “prigioniero”.


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